Ok il Fondo è giusto

Mario Monti si è reso conto che la battaglia sull’euro non è soltanto di medio termine. Si gioca infatti nei prossimi mesi e il gioco non riguarda il deficit ma il debito. Pertanto il premier italiano, nei negoziati di Los Cabos del G20, ha suggerito che il Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione e sviluppo possa comperare titoli del debito degli stati in difficoltà per sostenerne i corsi, operando sulla base dei parametri reali nel mercato secondario, in contrasto con la speculazione al ribasso che vende allo scoperto nella supposizione che ciò possa far crollare l’euro.
21 GIU 12
Ultimo aggiornamento: 02:15 | 18 AGO 20
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Mario Monti si è reso conto che la battaglia sull’euro non è soltanto di medio termine. Si gioca infatti nei prossimi mesi e il gioco non riguarda il deficit ma il debito. Pertanto il premier italiano, nei negoziati di Los Cabos del G20, ha suggerito che il Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione e sviluppo possa comperare titoli del debito degli stati in difficoltà per sostenerne i corsi, operando sulla base dei parametri reali nel mercato secondario, in contrasto con la speculazione al ribasso che vende allo scoperto nella supposizione che ciò possa far crollare l’euro.
Secondo Monti, la proposta che l’Esm, il Meccanismo europeo di stabilità, che dovrebbe essere operativo da luglio, non solo possa effettuare le azioni di stabilizzazione che ora verrebbero affidate al Fesf, così come è previsto dal suo statuto, ma possa farlo con una potenza di fuoco maggiore di quella suggerita dalla sua dotazione di 500 miliardi di euro, finanziandosi presso la Banca centrale europea. Ciò comporta una modifica nello statuto dell’Esm, per dargli la veste giuridica di banca.
Con questa duplice mossa si spezzerebbe l’attuale circolo vizioso fra debiti sovrani e banche, consistente nel fatto che le banche degli stati europei in difficoltà acquistano il debito pubblico dei loro governi per sostenerne i corsi e avere riserve adeguate. E’ un circolo vizioso perché se le banche non sono più in grado di sorreggere il valore dei titoli pubblici in cui hanno investito, si riducono gli attivi patrimoniali che dovrebbero garantirne la solvibilità; nascono in questo modo altre perdite di valore dei titoli pubblici che si ripercuotono negativamente sugli attivi delle banche e così via.
Il Fesf e l’Esm, in quanto soggetti terzi, partecipati da tutti gli stati dell’Eurozona con mezzi da essi garantiti, non si troveranno nella stessa situazione. Se poi l’Esm potesse finanziarsi oltreché sul mercato internazionale, anche presso la Banca centrale presieduta da Mario Draghi, avrebbe una capacità di intervento pressoché illimitata, senza che ciò comprometta l’esercizio delle altre sue funzioni.
Ma anche senza questa possibilità, il progetto di Mario Monti è robusto. Ora è necessario che dalla poesia degli Eurobond si passi alla prosa dell’eurointervento.